“Dal cliché all’archetipo”: McLuhan scopre Zolla


Relazione di Paolo Granata al convegno internazionale Labirinti della Mente. Visioni del mondo. Il lascito intellettuale di Elémire Zolla (1926-2002) nel XXI secolo, promosso dall’Associazione Internazionale di Ricerca Elémire Zolla, Montepulciano (S), 29-30-31 maggio 2012.

Nel 1968 appare negli Stati Uniti “The Eclipse of the Intellectual”, traduzione in lingua inglese, a cura di Raymond Rosenthal, della celebre opera di Elémire Zolla.

Da lì a poco, nel 1970, Marshall McLuhan pubblica “From Cliché to Archetype”, un volume per certi versi impertinente, concepito assieme al letterato canadese Wilfred Watson come una sorta di thesaurus della percezione critica, all’interno del quale la presenza dello stesso Zolla — otto lunghe citazioni — gioca un ruolo rilevante.
Questo paper intende sondare l’influenza di Zolla su McLuhan, e accostare così, per la prima volta, due “intellettuali” fuori da ogni schema, capaci di cogliere nelle parole stesse di cui la società di massa si è appropriata i sintomi di un intorpidimento del pensiero critico generato dalla natura ambigua dei cliché.
La via che entrambi perseguono per fronteggiare tale effetto anestetico risiede nel ricorso al potere evocativo degli archetipi celati in una modernità oramai sbiadita nonché sovraffollata di chiché.
In sintesi, McLuhan scopre in Zolla una voce dissonante nel “teatro globale”, un raffinato commentatore che gli permette di afferrare una serie di archetipi appartenenti ad una sensibilità letteraria che in fondo accomuna i due autori: Mallarmé, Joyce, Pound, Poe, Yeats, tra gli altri.
E così, nell’anno del centenario McLuhan, il celebre pensatore canadese si rivela un lucido interprete dell’eredità intellettuale di Elémire Zolla.

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